Erica Poli prossimo ospite di Associazione Psicologi VCO

Venerdì 29 novembre alle ore 21.00 Erica Poli sarà ospite di Associazione Psicologi VCO all'interno della rassegna: "si mangia anche per fame" in collaborazione con Coop, Bilbioteca di Verbania, il sostegno di Reale Mutua Agenzia Verbania Ossola e il patrocinio del Comune di Verbania e Gravellona Toce. 

 

 

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Gustavo Pietropolli Charmet ospite di Agorà 2019

Saulo Zanetta presidente di Associazione Psicologi VCO e Sara Rubinelli Assessore alla Cultura del Comune di Omegna presentano il Professor Gustavo Pietropolli Charmet in "L'insostenibile bisogno di ammirazione".

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Saulo Zanetta ospite di Agorà 2019 "Le nuove passioni"

 

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Miguel Benasayag ospite di Agorà 2019

 

 

 

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Umberto Galimberti Agorà 2019 "Tra la mia ragione e la mia follia ci sei tu"

Umberto Galimberti ospite di Agorà 2019 su invito di Associazione Psicologi VCO e Assessorato alla Cultura del Comune di Omegna.

 

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Associazione Psicologi VCO presente ad Agorà 2019

 

Edizione 2019, secondo anno per Agorà e primo con la compartecipazione diretta di Associazione Psicologi VCO. Grandi nomi per un grande evento di cultura psicologica. 

 

 

 

 

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Video dell'incontro con Silvia Vegetti Finzi a Villadossola

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Articolo di Serena Carpo sull'incontro con Silvia Vegetti Finzi

“Abbiate fiducia nei bambini e nei piccoli che stanno crescendo!”

Psicoterapeuta dell’infanzia e della famiglia, docente di psicologia dinamica al Dipartimento di Filosofia dell’Università di Pavia, parte della Consulta (laica) di Bioetica, autrice di numerose pubblicazioni e collaboratrice di prestigiose riviste; Silvia Vegetti Finzi ha raggiunto molti traguardi nella propria vita.

Successi forse difficili da immaginare all’inizio della sua storia, quando la piccola Silvia era solo una bambina mezza ebrea, cresciuta senza genitori.

La sua autobiografia Una bambina senza stellaLe risorse segrete dell’infanzia per superare le difficoltà della vita” è testimonianza, invece, che nei piccoli esistono capacità che, se lasciate libere, sanno fare del dolore un trampolino di lancio.

Un libro che sprona, a suon di ricordi, ad avere fiducia nelle potenzialità dei bambini. Un monito agli adulti che hanno paura di affidare i propri figli al mondo.

Dalla posizione di membro dell’osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, la professoressa Vegetti Finzi critica il contesto educativo attuale e propone alcune riflessioni.

Spesso le scelte di insegnanti, genitori ed educatori si rivelano inadeguate.

Gli adulti sono spaventati, più che responsabili, della crescita dei loro bambini. È l’inquietudine a permeare inconsapevolmente i loro progetti educativi.

Affrontano la realtà con insicurezza piuttosto che con intraprendenza. Pensando di proteggere i piccoli, si sostituiscono a loro protraendo la loro infanzia, anziché sostenerli nei loro progressi.

Quello che accade è che la paura prende il posto della fiducia nelle loro risorse segrete.

“Anche il dolore serve a crescere. Non dobbiamo avere paura che i bambini siano infelici”

L’adulto pensa alla crescita del bambino come ad una freccia che procede sempre dritta. Decenni di studi e ricerche, invece, affermano che in un normale processo di sviluppo sono presenti anche blocchi, involuzioni e regressioni.

I grandi sono sorpresi e turbati da questa non linearità, vorrebbero che tutto procedesse speditamente sempre in avanti. Non riescono ad attendere. Bauman affermava che “attesa”oggi è diventata una parolaccia. Forse perché, quando si presenta un imprevisto, il permanere nell’incertezza amplifica la sensazione di inadeguatezza e impotenza.

Pertanto, quando c’è qualcosa che non va, l’adulto si spazientisce e cerca subito una soluzione. In questo modo egli prende il posto del bambino, togliendogli la possibilità utilizzare le proprie risorse e di proseguire nel proprio naturale processo di maturazione.

“I bambini sanno abbandonare le difficoltà perché si proiettano al futuro, quando vengono lasciati guardare la vita con il loro sguardo”

Non ci si diverte più a vedere un bambino che gioca. Ci si preoccupa. Potrebbe picchiare la testa là, potrebbe cadere lì, potrebbe farsi male. Sono tutti ragionevoli rischi e, giustamente, ci si adopera per prevenirli. Spesso, però, si finisce con il calare la cosiddetta “campana di vetro”. Ma quali sono le conseguenze?

I bambini di oggi sono molto colti rispetto alle generazioni precedenti. La quantità e la facilità con cui possono accedere alle informazioni sono davvero straordinarie. Basta un clic. C’è un altro tipo di conoscenza che viene però a mancare a causa di quella campana: quella esperienziale e, in particolare, quella corporea.

I bambini non conoscono il rischio. Non sono liberi di circolare nello spazio, di esplorare e di sbagliare. Li proteggiamo da pericoli che non possono vedere, perché glieli abbiamo solo raccontati, ma non li hanno sperimentati.

Non c’è consapevolezza del proprio corpo, perché non ne conoscono i limiti. Non sanno se sono capaci di arrampicarsi su un albero, se riescono a spostare un masso, quanto possono correre fino a perdere il fiato. Abbiamo la prima generazione che non conosce le ginocchia sbucciate.

In questa società iperattiva si ha paura del tempo vuoto.

Le giornate vengono strutturate e saturate di impegni: scuola, doposcuola, sport, oratorio, corso di musica. Ci si potrebbe domandare se questa necessità di occupare il tempo risponda più ad un bisogno adulto. Ad ogni modo, ogni istante deve essere sfruttato per fare qualcosa.

Si pensa al bambino e alla sua mente come ad un imbuto da riempire, senza considerare che a volte è utile e necessario non fare proprio niente.

“Il bambino che non fa niente in realtà sta psicologizzando. […] Il tempo vuoto serve per ideare, per creare, non solo per imparare”.

Psicologizzare significa, infatti, assimilare un’esperienza nella propria mente.  Lo sviluppo di questa attività psichica richiede, talvolta, la sospensione da altre attività. È quello che, in parte, potremmo comunemente chiamare “riflettere”.

Occupare tutto il tempo con “il fare” toglie la possibilità di maturare “il pensare”. Anche di più, toglie la possibilità di essere creativi. Sono i momenti in cui i piccoli non sono impegnati a prendere idee preconfezionate quelli in cui possono iniziare a crearne delle loro.

“Anche l’amore può essere eccessivo e soverchiante”

Sì, è possibile amare troppo. Spesso la famiglia riversa aspettative molto elevate sui figli. Scambia il “volere il loro meglio” con il “chiedere loro di essere meglio”. I bambini e, in particolare, gli adolescenti percepiscono questo peso come delle promesse, spesso contraddittorie, a cui adempiere.

Allora succede una cosa senza precedenti: una volta nella mente degli adolescenti il super-io risuonava come un “non posso – non devo”, un no autoritario del padre patriarca. Ora il non posso è un “non ce la faccio – non sono all’altezza”.

I ragazzi sentono di non essere come dovrebbero, di non essere adeguati, di non valere. Non è più il malessere dell’adolescenza di una volta; quello che succede non è la ribellione, il conflitto e l’aggressività.

L’adolescenza di oggi è caratterizzata dalla rinuncia, il gettare la spugna.

In una società competitiva, i genitori vorrebbero crescere dei figli armati per affrontare il mondo. In realtà quello che succede è che in Europa il 26% dei ragazzi tra i 14 e i 24 anni è la generazione “né né” o “niet”, quelli che non studiano e non lavorano.

Quelli che si chiudono in camera e vagano nello schermo, che fuggono in una realtà virtuale. Non si sentono accolti, non credono che esista uno spazio in cui poter abitare.

Il genitore non si accorge subito di questo disagio, perché non è palese come la ribellione. Anzi, si rincuorano di non avere figli con troppe pretese. Solo successivamente si rendono conto che questo ritiro è la progressiva morte del desiderio.

“Il desiderio nasce dall’accettazione di una mancanza, di ciò che non c’è più e non c’è ancora. Se questa accettazione diventa passiva abbiamo un’inettitudine al vivere che è uno dei più grandi problemi terapeutici di oggi”.

Il primo desiderio dei bambini è quello dell’autonomia, di poter affermare “ce la faccio da solo, io posso”.

Come fare allora? Armarsi di quei “no che fanno bene”? Diventare fan del “sì, si può fare tutto”?

La professoressa Vegetti Finzi ci dà un suggerimento, usare il “SÌ, MA”.

SÌ, riconosco il tuo bisogno, so che ce la puoi fare, so che ne hai le capacità.

MA ci sono delle condizioni che devi rispettare, delle clausole del vivere comune, dei rischi da considerare, dei limiti che si possono contrattare.

Gli adulti, i genitori, gli insegnanti, gli educatori, devono iniziare a prendere consapevolezza delle paure che guidano le loro scelte educative e sostituirle con la fiducia.  Devono avere uno sguardo di speranza sui bambini e avere talvolta il coraggio di aspettare.

Devono essere capaci di lasciare che le potenzialità emergano con i loro tempi ed essere pronti a riconoscerle e sostenerle nella loro espressione. Forse così avremo bambini con le ginocchia sbucciate, ma un po’ più felici.

“Se c’è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi”

Carl Gustav Jung

Dott.ssa Serena Carpo

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Silvia Vegetti Finzi ospite di Associazione Psicologi VCO

Silvia Vegetti Finzi ospite di Associazione Psicologi VCO
Venerdì 24 maggio alle ore 21.00, presso il Teatro La Fabbrica di Villadossola, Associazione Psicologi VCO invita la psicoanalista e scrittrice Silvia Vegetti Finzi a trattare il tema dell’infanzia e delle sue risorse. Dopo Galimberti, Barbero e Recalcati, un altro grande nome nella rassegna “Ingresso Libero” che l’Associazione porta avanti da tre anni con il suo Gruppo Eventi. E’ il Presidente dell’Associazione, Saulo Zanetta, a presentarci l’ospite.
Silvia Vegetti Finzi è la psicoanalista più conosciuta in Italia, ha scritto molti libri sul tema dell’infanzia, dell’adolescenza, dei ruoli femminili e della società in veloce mutamento. Poi nel 2015 scrive questo libro “Una bambina senza stella”, che è in parte autobiografico, e racconta proprio la sua storia di bambina nata nel 1938 e affidata a parenti anziani per quattro lunghi anni perché i genitori, padre ebreo e madre cattolica, a seguito dell’emanazione delle leggi razziali, si rifugiano in Abissinia. Questo abbandono e le sue conseguenze sul piano psicologico sono i temi sui quali Silvia Vegetti Finzi dibatte per illustrare le preziose risorse che ogni bambino possiede. Il saper riparare, trovare comunque un senso a ciò che accade, esprimere attraverso il linguaggio del corpo il proprio disagio ed in tal modo proteggere il senso di sé dall’angoscia. Lei stessa afferma: “la mia storia è simile a molte altre storie nelle quali il bambino affronta sfide che sembrano soverchiarlo, ma esso può aiutarsi, consolarsi e diventare grande utilizzando la sua potenzialità, le sue risorse. E’ ancora privo di esperienza, è vero, ma la vita si impara solo vivendo”.
Cosa si nasconde dunque nel cuore segreto dell’infanzia? Cosa sa un bambino più di un adulto? Quali imprese affronta da solo? Queste le domande alle quali si tenterà di dare una risposta proprio attraverso la storia e la presenza della Professoressa come noi affettuosamente la chiamiamo visto che è stata docente di molti di noi. Ci interrogheremo su questi aspetti attraverso la preziosa testimonianza di una donna che ha vissuto in un periodo storico così difficile, nel quale tutto sembrava volgere al peggio e l’umanità stessa conosceva gli abissi di violenza e aberrazione di cui è capace e che proprio Freud e la psicoanalisi hanno spiegato.
La serata si svolgerà grazie al patrocinio del Comune di Villadossola, l’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
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Associazione Psicologi VCO invita Silvia Vegetti Finzi a Villadossola

 

Prossimo appuntamento rilevante dopo Galimberti, Barbero e Recalcati, un altro grande nome invitato sulla nostra Provincia!

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Il Sacrificio

Il Sacrificio
Il Cammello animale sacrificale secondo la celebre metafora di Nietzsche in "Così parlò Zarathustra" può rappresentare uno dei tanti copioni di vita secondo l'Analisi Transazionale? Martedì 23 ottobre , ore 21.00. Biblioteca di Gravellona Toce.
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Massimo Recalcati a Verbania ospite di Associazione Psicologi VCO per la rassegna Ingresso Libero

Massimo Recalcati a Verbania ospite di Associazione Psicologi VCO per la rassegna Ingresso Libero
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Presentazione del libro "Sotto il tappeto persiano" Venerdì 28 settembre ore 21.00

Presentazione del libro "Sotto il tappeto persiano" Venerdì 28 settembre ore 21.00
Libreria Spalavera. Massimo Gemme dialoga con Giuseppe Taddeo su invito de Il ruolo Terapeutico di Verbania. Patrocinio di Associazione Psicologi VCO.
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Associazione Psicologi VCO invita Alessandro Barbero al Festival di Letteraltura a Verbania

Associazione Psicologi VCO invita Alessandro Barbero al Festival di Letteraltura a Verbania
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Associazione Psicologi VCO a Domodossola. La mente e lo sport

Il Dott. Marco Moz e Mirta Veniani di Associazione Psicologi VCO a Domodossola in occasione delle presentazione della Veia Sky Race ! 

 

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Esperienze di resilienza: dalla patologia oncologica alla maratona di New York

 

Associazione Psicologi VCO promuove l'evento de Il Ruolo Terapeutico di Verbania e la Dott.ssa Claudia Cuman

 

 

 

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L' Angelo dei matti. Gregoire Ahongbonon a Verbania

 

Dal salone internazionale del libro di Torino Associazione Psicologi VCO in collaborazione con Società Filosofica sezione VCO ha il piacere di presentare Gregoire Ahongbonon al Teatro Maggiore di Verbania. Mercoledì 16 maggio ore 20.45.

 

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In collaborazione con l'Associazione Terra Donna, Camilla Moro presenta: il Principe Rosso. Rispetto e violenza.

Giovedì 10 maggio, Cappella Mellerio, Domodossola ore 20.45

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Presentazione del libro "La psicologia della liberazione"

Associazione Psicologi del VCO ha il piacere di patrocinare la presentazione del libro curato da Mauro Croce "La psicologia della liberazione" di Ignacio Martin-Barò

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Alberto Pellai a Verbania

Alberto Pellai a Verbania

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